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Sintesi.

     
La  crescita della DC e del PSI alle elezioni del 1958 e la  nomina  a
segretario della DC di Aldo Moro, favorevole all'apertura a  sinistra,
facevano  ormai intravedere l'inizio di una collaborazione tra  i  due
partiti.  Questa  risult inevitabile dopo il fallimento  del  governo
Tambroni,  sostenuto  dalle destre, durante il quale  si  verificarono
gravi   incidenti  nel  corso  di  manifestazioni  di   protesta   per
l'autorizzazione  concessa al MSI di tenere il congresso  nazionale  a
Genova, citt di radicate tradizioni antifasciste.
Nel luglio del 1960 si form dunque un governo monocolore DC, al quale
il  PSI  concesse  l'astensione: era un primo  cauto  passo  verso  il
centrosinistra,  la  cui attuazione era favorita  dalle  contemporanee
vicende  internazionali, ossia dall'avvento di Kennedy  in  USA  e  di
Kruscev  in  URSS,  dal  processo  di  destalinizzazione  avviato   da
quest'ultimo  e  dai  primi  segnali  di  distensione   tra   le   due
superpotenze.  Determinante  fu anche l'atteggiamento  di  sostanziale
neutralit  dei  confronti della vita politica  italiana  assunto  dal
Vaticano,   dopo   l'ascesa   al   soglio   pontificio   di   Giovanni
ventitreesimo.  (Paragrafo 1).
Nel  1962  si form un governo di centrosinistra "non organico",  cio
composto  da  DC,  PRI  e PSDI con l'astensione  dei  socialisti,  che
comunque  parteciparono  all'elaborazione  del  programma.  Il   nuovo
esecutivo   realizz   alcune  riforme,  come   la   nazionalizzazione
dell'industria elettrica, l'istituzione della scuola media unificata e
l'introduzione   di   un'imposta  sui  titolo   azionari.   L'attivit
riformatrice  venne  per frenata dalla DC,  timorosa  di  perdere  il
consenso  delle  forze economiche e sociali moderate e  conservatrici.
(Paragrafo 2).
Mentre  il centrosinistra muoveva i suoi primi pur contrastati  passi,
si   verific  un'accelerazione  dello  sviluppo  economico.  Essa  fu
favorita dal basso costo della manodopera, dall'ampia disponibilit di
capitali   e   dalla   relativa  vastit   del   mercato   interno   e
internazionale. La crescita produttiva fu tale che si parl di  "boom"
e  di  "miracolo economico"; particolarmente rilevante fu l'espansione
nel  settore automobilistico e in quello dei beni di consumo durevoli,
a testimonianza anche di un generale miglioramento delle condizioni di
vita.  Il  "boom" per non attenu gli squilibri e i problemi sociali:
l'agricoltura rest penalizzata rispetto all'industria  e  le  regioni
meridionali,  la  cui arretratezza risult aggravata, continuarono  ad
alimentare  un rilevante flusso migratorio verso le citt  industriali
del  nord. L'espansione economica fu poi accompagnata dalla diffusione
di  un  atteggiamento consumistico e da una scarsa attenzione da parte
dello  stato  per  i  bisogni sociali. La crescita  produttiva  infine
avvenne  senza che si tenesse conto della sua compatibilit ambientale
e dei suoi effetti sulla salute umana.  (Paragrafo 3).
Nel  1963 si form il primo governo di centrosinistra "organico", cio
con  la  partecipazione diretta dei socialisti, che  per  cadde  dopo
pochi  mesi  in  seguito  ai contrasti sulla  politica  economica.  La
successiva crisi venne condizionata da oscure trame messe in  atto  da
forze  occulte  interessate ad una svolta  in  senso  conservatore  ed
autoritario.  Si  giunse cos alla formazione di un nuovo  governo  di
centrosinistra,  ma  con  un  programma  svuotato  di  ogni  contenuto
riformatore, presieduto dal democristiano Aldo Moro.
Mentre il nuovo esecutivo era travagliato da continui dissidi interni,
la  realt  sociale e politica stava diventando pi complessa.  PSI  e
PSDI  si  fusero  nel  PSU; il PCI, all'interno del  quale  inizi  un
dibattito

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tra  destra  e  sinistra, venne scavalcato da formazioni politiche  di
estrema  sinistra.  Nel frattempo all'interno del mondo  cattolico  si
diffondeva  una nuova sensibilit per i problemi sociali  nazionali  e
internazionali,  che ebbe le sue pi significative manifestazioni  nel
concilio Vaticano secondo, nell'enciclica Populorum progressio di papa
Paolo  sesto,  in  alcune  esperienze  locali  condotte  da  cattolici
dissenzienti   e   nell'intensa  attivit  di  don   Lorenzo   Milani.
(Paragrafo 4).
Il  1968  vide anche in Italia il dilagare della protesta studentesca,
che   univa   alle   rivendicazioni   per   il   rinnovamento   e   la
democratizzazione  delle  istituzioni  scolastiche  la   contestazione
globale  del  modello  di societ. Occupazioni di sedi  universitarie,
manifestazioni e scontri di piazza si susseguirono per  tutto  l'anno.
Il  frazionamento in gruppi di vario orientamento e la  diffusione  di
atteggiamenti  estremistici,  favorevoli  alla  lotta  rivoluzionaria,
indebolirono  il  movimento,  che, nel tentativo  di  saldare  la  sua
protesta a quella contemporanea degli operai, esaur la sua spinta.
Le  agitazioni operaie, iniziate nella primavera del 1968  e  condotte
attraverso una massiccia mobilitazione a livello nazionale  e  con  il
sostegno  unitario  delle  confederazioni  sindacali,  raggiunsero  il
culmine  nell'autunno  del 1969. Alla fine dell'anno,  dopo  lunghe  e
difficili trattative accompagnate da duri scontri di piazza, le  varie
vertenze  si  conclusero  in modo favorevole  per  i  lavoratori,  che
ottennero aumenti salariali, migliori condizioni di lavoro e  maggiore
democrazia.  (Paragrafo 5).
La   favorevole   conclusione   delle   vertenze   del   1969   favor
l'approvazione  dello  statuto  dei  lavoratori,  che  rappresent  un
ulteriore  successo  per il movimento sindacale. Nel  frattempo  forze
occulte  dettero  il via alla cosiddetta "strategia  della  tensione",
diretta  a suscitare allarme nel paese in modo da favorire una  svolta
politica autoritaria; sua prima tragica tappa fu l'esplosione  di  una
bomba  in  una banca milanese il 12 dicembre del 1969, che provoc  17
morti  e  un  centinaio di feriti. Nel 1970 una  rivolta  scoppiata  a
Reggio  Calabria per protestare contro la mancata designazione a  sede
del  capoluogo regionale, alimentata da esponenti dell'estrema destra,
fu  causa  di  grave tensione e di pericolo per le stesse  istituzioni
democratiche.  Alla  fine  dello stesso  anno  si  verific  anche  un
tentativo  di  colpo  di stato ad opera di un gruppo  di  neofascisti.
Frattanto il centrosinistra appariva sempre pi logorato dai contrasti
tra  i  partiti della coalizione in merito a varie questioni, tra  cui
quella del divorzio, introdotto con una legge nel 1970 e sottoposto  a
referendum.  L'impossibilit di trovare un  accordo  per  cambiare  la
legge ed evitare cos il referendum port alla caduta del governo e al
successivo scioglimento delle camere.   (Paragrafo 6).
Dopo  le  elezioni  del 1972, che segnarono uno spostamento  a  destra
dell'elettorato moderato, si form un governo composto da DC,  PSDI  e
PLI,  presieduto  da Giulio Andreotti, che si mostr  fin  dall'inizio
assai fragile. All'instabilit politica si aggiunse la crisi economica
legata  alla  sfavorevole congiuntura internazionale e successivamente
aggravata  dalla crisi energetica. Per fronteggiare la  situazione  il
governo  attu una politica deflattiva, che produsse positivi  effetti
finanziari,   ma   fece   calare  i  redditi,   gli   investimenti   e
l'occupazione.   (Paragrafo 7).
Mentre  il  paese  era  travagliato  dalla  crisi  economica  e  dalla
instabilit politica, una complessa trama di forze eversive  di  varia
matrice   scaten   un   violento  attacco   contro   le   istituzioni
democratiche.  Brigate rosse, nuclei armati proletari e  altri  gruppi
armati  di  estrema  sinistra uccisero e ferirono  magistrati,  uomini
politici,  sindacalisti, dirigenti industriali  e  forze  dell'ordine.
Formazioni  neofasciste  organizzarono  attentati  a  stazioni,  linee
ferroviarie,  polizia  e  carabinieri. Il 28  maggio  1974  una  bomba
esplose   in  piazza  della  Loggia  a  Brescia  nel  corso   di   una
manifestazione  antifascista provocando 8 morti  e  94  feriti;  il  4
agosto successivo lo scoppio di un altro ordigno, collocato sul  treno
Roma-Monaco, caus 12 morti e decine di feriti.  (Paragrafo 8).
Il  centrosinistra  intanto si avviava verso una crisi  irreversibile,
sfibrato  dai  contrasti  interni, cui si aggiunsero  alcuni  scandali
politico-finanziari. Uno di questi coinvolse sei ex ministri, accusati
di  aver riscosso tangenti da alcune compagni petrolifere in cambio di
provvedimenti  ad  esse favorevoli. L'indignazione generale  suscitata
dalla  vicenda  acceler l'approvazione delle legge sul  finanziamento
pubblico  dei  partiti, nella speranza, rivelatasi poi illusoria,  che
essa potesse moralizzare la vita pubblica.
Il  referendum  sul  divorzio,  che vide  prevalere  i  voti  contrari
all'abrogazione della legge, e le elezioni amministrative e regionali,
che  registrarono un forte calo della DC e un aumento delle  sinistre,
resero  ancora pi precaria la maggioranza di centrosinistra,  che  si
sfald definitivamente nel 1976. Il nuovo

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governo,  un monocolore DC presieduto da Aldo Moro, in difficolt  per
lo scoppio di un altro scandalo politico-finanziario e per le profonde
divergenze  a proposito della legge sull'aborto in fase di discussione
in parlamento, ebbe vita alquanto breve.  (Paragrafo 9).
